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La Vedova di Laerte Hill
C'era una volta una piccola cittadina incastonata in una valle, le cui acque si riflettevano in un lago. Di notte, i riflessi lunari sembravano piccole lucciole danzanti. In una casa nei dintorni viveva una donna di circa quarant'anni, vestita di nero, poiché portava il lutto per il marito scomparso da pochi mesi.
I suoi occhi, solcati da lacrime, erano belli ma apparivano spenti, incapaci di catturare la luce del sole che da diversi giorni illuminava Laerte Hill. I capelli, raccolti in uno chignon, le conferivano un'aria severa, ma un ciuffo ribelle sfuggiva dalla capigliatura, aggiungendo un tocco di dolcezza ai suoi lineamenti, segnati dalla fatica di vivere.
Il marito era scomparso troppo presto, lasciandola sola, senza figli e senza compagnia, tranne il miagolio occasionale di qualche gatto randagio che amava vagabondare nei dintorni della casa. A volte aveva considerato l'idea di trasferirsi, poiché il luogo era pieno di ricordi, ma alla fine aveva abbandonato quel pensiero e si era rassegnata. In fondo, non si annoiava e il tempo non le mancava.
Al mattino, radunava la legna per accendere la stufa, si prendeva cura dell'orto estirpando le erbacce, e infine, con le sue mani laboriose, preparava il pranzo, una buona minestra per riscaldare il focolare domestico. La routine quotidiana non subiva grandi cambiamenti, ma era serena, poiché Leo era sempre presente, e questo le bastava.
Ora, però, lui non c'era più. Non avrebbe più sentito la sua voce melodiosa, né mai più le sue braccia l'avrebbero stretta in un caldo abbraccio. Tutto era finito. Eppure, doveva continuare a vivere; la vita doveva andare avanti, anche se nessuno sarebbe stato in grado di restituirle il sorriso tanto amato.